La psicoanalisi e Kaspar Hauser

[Articolo scritto da Fabrizio Rocchetto in occasione della proiezione del film al Palazzo delle Esposizioni per la rassegna CINEMENTE, in collaborazione con Palaexpo, Società Psicoanalitica Italiana (PSI) e Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale. Fabrizio Rocchetto è membro psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana (SPI), ed è full member of the International Psychoanalytical Association.]

“Io sono Kaspar Hauser!” Questa affermazione è la chiave che apre la porta verso il futuro. La leggenda di Kaspar Hauser è un film coraggioso perché Davide Manuli - sceneggiatore, regista, autore del soggetto, co-produttore - propone un lavoro su un argomento che ha visto migliaia di volumi e articoli pubblicati oltre al film di Werner Herzog che tanto affascinò. Manuli riesce ad andare oltre il film e a proporre un'esperienza.

Ho vissuto la visione de La Leggenda come in presenza di un'installazione artistica. Non si può vivere il film senza la potenza della colonna sonora di Vitalic – necessariamente ad alto volume - che dà corpo alle immagini e alla storia. La splendida fotografia di Tarek Ben Abdallah con le sfumature dal nero al bianco scolpisce, fa immaginare odori, l'unico limite che lo schermo non può emanare. Gli attori sono catturati dalla recitazione che “sparano” sullo spettatore. 

 

Come psicoanalista il film ha continuato a “lavorarmi” dentro dopo la sua visione e per questo sono grato a Manuli. Ho ripensato e alla fine raccolto alcuni temi:

  • Per primo cito l'aspetto sensoriale che nasce dalla sceneggiatura di Davide Manuli (con la collaborazione ai monologhi di Giuseppe Genna). Non è facile che un film tocchi il corpo dello spettatore. Nel mio lavoro di psicoanalista, con bambini, adolescenti e adulti – anche se la psicoanalisi è cura attraverso la parola - il corpo è centrale. Il corpo è l'inconscio.
  • Il tema del rapporto con la realtà e lo smarrimento. L'arrivo di Kaspar Hauser portato dall'acqua, come Edipo, rompe gli schemi dell'attesa: lo straniero non è un turista, è un naufrago. Lo sceriffo lo aspetta, lo accoglierà, cercherà di crescerlo e alla fine riuscirà ad aprirgli le porte del paradiso. Il tema dello smarrimento provocato negli altri – il prete per primo – esalta il potenziale generativo dello sconosciuto che paradossalmente diviene certezza, sentimento con cui convivere, “collaborare” in senso evolutivo.
  • La capacità di esser solo. È un concetto che appartiene alla psicoanalisi – secondo lo psicoanalista Donald Winnicott, le teorie orientano la nostra percezione e vanno per questo utilizzate con senso critico – che evidenzia come la capacità di essere solo in presenza dell'altro sia una conquista che il bambino accudito amorevolmente sviluppa. Costituisce la base per essere un adulto sereno. Kaspar Hauser ha le cuffie. Ha bisogno di una stimolazione sensoriale acustica che forse ri-cordi (nell'etimo riportare al cuore) la sensorialità materna perduta. Kaspar Hauser è stato un bambino deprivato dall'amore materno che però ha conosciuto, rispetto a chi intorno a lui appare evoluto ma privato dell'amore che non può trasmettere. Per questo Kaspar Hauser diviene oggetto degli attacchi invidiosi - in-video = non sopporto la vista - che porteranno al suo assassinio.
  • Adozione e super eroi: Perché quasi tutti i super eroi sono adottati? Batman, Superman, l'Uomo Ragno e poi Harry Potter, Diabolik, James Bond, Pinocchio e ancora Mosé, Maometto e per metà Gesù. Anche Hitler ebbe una madre adottiva. Kaspar Hauser viene adottato dallo sceriffo. Non ha passato, non ha futuro. È il presente, è identità enunciata dall'affermazione “Io sono Kaspar Hauser”. Non ha genitori, è fuori dallo schema e come un “supereroe” o un profeta, attraverso il suo sacrifico potrà aprire nuove porte.
  • Maschile e femminile. La scelta di Manuli della straordinaria Silvia Calderoni fa assumere a Kaspar Hauser una valenza individuale che supera la distinzione maschio/femmina.

  • L'alieno e il perturbante. Kaspar Hauser è l'alieno, è il “perturbante” cioè il familiare che diventa minaccioso. L'elemento diabolico, attraverso il processo metabolico può diventare simbolico. Nella “Leggenda” la naturalezza di Kaspar diviene l'elemento minaccioso e diabolico per l'ambiente.
  • Psicosi e autismo. Kaspar evidenzia comportamenti psicotici, con scarsa aderenza con la realtà ma parodossalmente è l'ambiente – incapace di entrare in contatto con i propri limiti – ad essere “folle”. Gli autistici attraverso comportamenti di dondolamento si consolano. Sarà la musica, la creatività, il diventare DJ che permetterà a Kaspar Hauser dopo la morte di affrontare una nuova vita.

La Leggenda di Kaspar Hauser oltre che un film è un'esperienza.

Video

Ultima modifica ilMercoledì, 13 Aprile 2016 13:08

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