Le maschere di TA SPANTU - Intervista a Bob Marongiu In evidenza

Le maschere di TA SPANTU - Intervista a Bob Marongiu Alessandro Toscano - Fondazione Sardegna Film Commission

I protagonisti di TA SPANTU sono quattro eroi dell’energia pulita, quattro maschere scanzonate che veicolano con ironia temi fondamentali come l’ecosostenibilità e il risparmio energetico. Le maschere dei protagonisti, quattro animali esemplificativi dell’ecosistema e del tessuto socioculturale sardo, sono ispirate ai personaggi disegnati dall’artista sardo Bob Marongiu, illustratore e pittore. Gli abbiamo fatto qualche domanda, per sentire direttamente da lui come è stata la prima volta dei suoi personaggi fuori dalle tele.

È la prima volta che i tuoi disegni vengono usati in questo modo: come avete lavorato alla realizzazione delle maschere e che effetto ti ha fatto vedere in 3D i personaggi?


Per la realizzazione delle maschere abbiamo lavorato con lo scenografo Gaspare De Pascali che ha disegnato i modelli in 3D delle maschere. Ci siamo scambiati disegni e studi per creare oggetti funzionali alla scena e che fossero fedeli ai disegni di partenza. Le maschere le ha realizzate Rocco Pisano (per l’azienda di effetti speciali PolyFantasy) in polistirolo e io le ho viste per la prima volta sul set. è stato bellissimo vederle interagire nel più ampio contesto della storia di Ta Spantu e poter notare la carica destabilizzante che hanno. Le maschere in sé passano quasi in secondo piano rispetto alla forza che ha l’idea di usarle nella serie, con i loro colori cartooneschi e i messaggi positivi che portano.

Io mi ero sempre immaginato i miei personaggi muti, o con vocine bambinesche, indistinte, ma dopo avere visto come li hanno “abitati” gli attori, avendoli poi conosciuti e apprezzati come persone oltre che come artisti, per me si sono sovrapposti e ora non potrei immaginarmeli diversi da come li hanno resi Luca, Josafat, Giuseppe e Tiziano in Ta Spantu.

 

Ci racconti la tua esperienza sul set, com’è stato recitare un piccolo ruolo?


Avevo fatto un’esperienza nel lontano 1992, recitando per un saggio di diploma della scuola di arti sceniche di Firenze, che frequentavo, era un remake di Dracula e facevo Jonathan. Questa volta però era la prima volta in un vero set professionale, per me è stato il coronamento di un sogno. è stata un’esperienza meravigliosa.

Credo fortemente che ciò che manca alla Sardegna sia il Cinema, mi piacerebbe che ci fossero tante industrie cinematografiche sull’isola quante sono le industrie pesanti. Dare un corrispettivo creativo all’industria tradizionale, che crei turismo e spettacolo. La Sardegna ha potenzialità infinite, come paesaggi e luoghi che potrebbero andare bene per qualunque film, di qualunque genere. L’esperienza di quest’estate in Marmilla per Ta Spantu, le sinergie che ha creato a livello locale, ci dicono quanto sia facile e soddisfacente dare un senso a molti luoghi poco conosciuti per il cinema. Solo il cinema, inteso come economia, può dare giustizia alla meraviglia della Sardegna.

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Giacomo Lamborizio

Giacomo Lamborizio (1987), giornalista pubblicista, è laureato in Cultura Editoriale presso la Statale di Milano. Nel 2007 è tra i fondatori di Paper Street, rivista online di informazione culturale di cui attualmente è Vice direttore e responsabile della sezione cinema. Ha lavorato a produzioni di cortometraggi e videoclip indipendenti, collaborato con Editrice il Castoro, scritto per il blog Biennale Theatre Community della Biennale di Venezia. Ha curato, con Lucio Laugelli, il volume "100 registi per cui vale la pena vivere", in corso di pubblicazione presso Falsopiano. Collabora con Blue Film dall'ottobre 2014.

Sito web: https://twitter.com/g_lamborizio
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